Negli anni 50 gli studiosi capirono perchè gli esquimesi vivevano più a lungo e con il cuore in buona salute:

tutto dipendeva dalla loro alimentazione incentrata su pesce e grasso di foca. Queste osservazioni hanno messo in evidenza l'importanza degli acidi grassi Omega3 presenti nel pesce azzurro, grassi che non vengono prodotti dal nostro organismo ma che devono essere assunti con i cibi.

I cibi che contengono maggiormente gli Omega 3 sono appunto il pesce azzurro (come salmone, tonno, sardine), alcuni altri cibi come noci e mandorle, mentre ultimamente si è visto che anche l'avocado è ricco di questi acidi grassi.

Gli Omega3 hanno un'azione contro il rischio cardiovascolare poichè abbassano, per una parte della popolazione, i valori di Colesterolo "cattivo" LDL e abbassano, quasi per tutti, i Trigliceridi (grassi del sangue influenzati dalla dieta). 

Aiutano inoltre l'insulina, contrastano i radicali liberi ed hanno una azione contro l'infiammazione latente.


Esiste un'analisi che dosa l'equilibrio fra Omega 3 (buoni) e Omega 6 - "meno buoni" in quanto favoriscono infiammazione e aggregazione piastrinica.
Cosa fare quando questa il risultato di questa analisi è sballato? Recentemente è stato osservato che mangiando il pesce, oltre agli acidi grassi Omega3, si acquisisce un altro Omega che non è presente negli integratori. Questo Omega è chiamato acido Palmitoleico, o Omega 7, un precursore degli Omega3 e che a sua volta ha un'azione di benessere simile a questi ultimi.
Alcune porzioni alla settimana di pesce azzurro divengono quindi doppiamene benefiche e..appetitose.

Dott. Roberto Colombo

Medico Chirurgo, Specialista in Microbiologia, SYNLAB Italia.
Dal 2017 fa parte del Board Scientifico del progetto IUNIC, impegnato nella costruzione di percorsi innovativi ed esclusivi di medicina personalizzata al servizio del benessere per Medici e Specialisti.

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